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Il microbiota intestinale umano - unico per composizione in specie per ciascuno di noi – ha delle caratteristiche dominanti che sono comuni a tutti gli individui in salute, e che rappresentano quindi un biomarcatore ideale per definirne lo stato eubiotico. Tra queste caratteristiche dominanti e promotrici della salute, si annoverano il livello di biodiversità dell’ecosistema, la distribuzione in abbondanza relativa delle famiglie dominanti, e la presenza e distribuzione di componenti minoritarie ed opportuniste. Diviene pertanto importante, oltre alla caratterizzazione del profilo individuale della composizione del microbiota intestinale, la determinazione di tali caratteristiche dominanti volte a stabilire l’assetto eubiotico o disbiotico del proprio microbiota.

La metodologia brevettata di Wellmicro (per effettuare il test seguire le istruzioni che troverete sul sito Wellmicro, chiedetemi il codice sconto) è pensata per rispondere proprio a queste esigenze. I report restituiscono il profilo individuale del microbiota intestinale e, soprattutto, ne interpretano le caratteristiche dominanti con un approccio analitico innovativo e affidabile per la definizione dello stato generale di eubiosi/disbiosi.
In particolare, un corretto livello di biodiversità, la dominanza di famiglie batteriche capaci di degradare le fibre e di produrre acidi grassi a catena corta, e l’assenza, o minima presenza, di componenti opportuniste e/o patogeno-opportuniste (i.e. patobionti) sono le caratteristiche dominanti che
consentono di definire lo stato di salute, cioè eubiotico, del proprio microbiota intestinale.

Nel caso di assetto disbiotico, ovvero di perdita di equilibro nelle caratteristiche dominanti del microbiota, questo non è più nelle condizioni ottimali per poter supportare la nostra salute, regolando l’attività del sistema immunitario, il metabolismo e proteggendoci da patogeni provenienti dall’ambiente esterno, il cosiddetto effetto barriera. In presenza di disbiosi, diviene quindi fondamentale recuperare un assetto eubiotico del microbiota intestinale, per ristabilire gli importanti benefici per la nostra salute.
Generalmente, il microbiota intestinale è dotato di un elevato grado di resilienza e, successivamente ad un evento perturbante (es. malattia, uso di farmaci, variazioni della dieta, variazioni dell’ambiente e stress), se in disbiosi, è in grado di recuperare autonomamente un assetto eubiotico, anche rispondendo in maniera adattativa alla perturbazione. Tuttavia, in alcune circostanze, il microbiota intestinale si stabilizza in un assetto disbiotico, che potrebbe persistere anche al termine dell’evento perturbante. In taluni di questi casi, è possibile intervenire, favorendo il recupero dell’assetto eubiotico. In funzione dello specifico profilo disbiotico del microbiota, definito dal particolare disequilibrio nelle caratteristiche dominanti, è infatti possibile pianificare un intervento mirato, volto a recuperarne lo stato di salute.
Se in alcune circostanze l’intervento si basa sull’utilizzo di prebiotici e probiotici, in altre è possibile intervenire sulla dieta, favorendo il recupero di un equilibrio tra le componenti fibrolitiche del microbiota intestinale. Il patto mutualistico tra noi e il nostro microbiota, plasmato da migliaia di anni di coevoluzione, si basa, infatti, su un concetto molto semplice: noi forniamo al microbiota intestinale fibre per sostenere il metabolismo di tutta la comunità, ed esso acquisisce e mantiene un assetto eubiotico, ovvero produce acidi grassi a corta catena e supporta la nostra salute. In caso di perdita di tale assetto, occorre quindi alimentare correttamente il nostro microbiota, assumendo un corretto apporto di fibre che favorisca il metabolismo sintrofico e integrato di tutte le componenti fibrolitiche dominanti e con esso, il recupero di una distribuzione corretta delle famiglie dominanti, di un adeguato livello di biodiversità e della capacità di produzione di acidi grassi a catena corta, e l’abbattimento di componenti opportuniste.